Lo scorso anno la birra più venduta oltreoceano, e che conosciamo benissimo anche noi italiani, ha subito un cambiamento nella veste grafica, che le ha donato non solo nuovi colori e frasi ad effetto, ma anche una enorme scritta, “America“, che ha troneggiato, con amor patriottico dichiarato, sugli scaffali di tutti i supermercati americani.

Parliamo, naturalmente, della Bud, diminutivo di Budweiser, che però ha una “genitorialità” piuttosto complessa e ancora dibattuta, tra USA e Repubblica Ceca.

La contesa con la Repubblica Ceca

In effetti, Budweis è il nome tedesco di una città della Repubblica Ceca (Budějovice), dove i mastri birrai si tramandano, da oltre 700 anni, i metodi della lavorazione della birra, la Budvar, soprannominata la “birra dei re” proprio per il suo gusto particolare e inconfondibilmente buono.

Nel 1895 il birrificio Budějovický Budvar Národní Podnik iniziò la produzione di birra su grande scala, unendo la tradizione al progresso tecnologico che era in atto.

La questione è che, qualche anno prima, nel 1857, un immigrato tedesco, chiamato Adolphus Busch, si era trasferito negli Stati Uniti e, insieme ad un socio, Eberhard Anheuser (proprietario di una birreria), aveva cominciato, nel 1876, a Saint Louis, a produrre la più nota (ad oggi) Budweiser Lager Beer, molto probabilmente ispirandosi proprio alla fama della birra ceca, tanto da rifarsi anche nel motto “King of Beers” (che ritroviamo anche sulle bottiglie odierne).

Il successo della Budweiser, che divenne “amichevolmente” Bud, fu immenso, tanto da imporre la birra negli Stati Uniti e, successivamente, anche nella nostra Europa, oscurando, di fatto, la Budvar.

Dal canto loro, i produttori della Repubblica Ceca hanno fatto sapere che la loro versione è preparata solo con i fiori femminili del luppolo di Zatec (tra le varietà più pregiate al mondo), che contengono oli essenziali in grado di donare alla birra un aroma inconfondibile, giocando anche sul fatto che sia l’acqua a fare la differenza: a Budějovice viene prelevata solo acqua purissima, con una composizione minerale unica, da pozzi artesiani profondi oltre 300 metri.

La battaglia legale tra cechi e statunitensi, ad ogni modo, si trascina da molto tempo ed è arrivata sino ai giorni nostri.

La variante americana

La Bud che ordiniamo al pub o che ritroviamo sugli scaffali del supermercato è, sicuramente, di matrice americana.

Tra gli ingredienti, oltre al malto, al luppolo, all’acqua e al lievito, si ritrova anche il riso, che dona quel colore chiaro, limpido e ambrato che la caratterizza (ed inoltre ne riesce a tenere anche basso il costo).

La Bud odierna, ad ogni modo, è una lager realizzata con tecniche di produzione di massa, invecchiata sopra un letto di schegge di legno di faggio, per renderla più frizzante.

Dall’apertura dell’attività da parte di Busch e Anheuser, fu nel 1901 che venne infranto il record di produzione di 1 milione di barili in un anno, anche se, successivamente, nell’epoca del proibizionismo, venne imposto uno stop praticamente decisivo, tant’è che l’azienda, per andare avanti, dovette cominciare a produrre anche gelati, lievito di birra e persino automobili.

Con il passare del tempo si ritornò ai vecchi fasti e ad un periodo di crescita, fino ad arrivare, negli anni 70, ad un riconoscimento, per il birrificio di St. Louis, di Patrimonio Storico Nazionale. Negli anni 90 il birrificio si consolidò come quello di maggior successo negli Stati Uniti d’America.
Dal 1986, inoltre, la Bud è la Birra ufficiale della Coppa del Mondo FIFA.

Curiosità

Il fatto che la birra venga commercializzata con il nome di Bud e non di Budweiser è proprio legato alla disputa legale che ha avuto più colpi di scena, nell’arco di questi anni.

Inoltre, nel nostro Paese, la Budweiser Budvar è stata commercializzata dal 2002 al 2005 come Czechvar e dal 2005 al 2013 come Budějovický Budvar.