Noi siamo quello che mangiamo” asseriva il filosofo Feuerbach; un concetto che, per il cioccolato, assume dei contorni ancora più precisi e definiti.

Se ne sono dette tante su questo alimento così goloso e particolare: che combatte la depressione, che è un potente afrodisiaco, che instilla il buonumore ma, al contempo, anche che provoca dipendenza, va a braccetto con l’obesità e che si associa a prolungamenti di stati d’animo negativi, se utilizzato come “arma” per sconfiggere periodi difficili.

Insomma, il cioccolato, dagli infiniti studi che sono stati proposti sul suo conto, apparirebbe come “tutto ed il contrario di tutto”, ambiguo, ambivalente, difficile da inquadrare.

Eppure è sin da quando l’uomo ha conosciuto il gusto di questo derivato dei semi del cacao, nelle antiche civiltà dell’America Centrale, che questa golosità appaga i palati di tutti. Non a caso, in quell’epoca il cioccolato era considerato il cibo degli dèi!

Più in là, personaggi del tipo di Casanova, ad esempio, lo hanno utilizzato perchè afrodisiaco e tantissime civiltà, antiche e moderne ne hanno esaltato il gusto e la “potenza” in termini di buon umore.

Cosa c’è di vero?

Il cioccolato al microscopio

Come ogni cosa buona, a questo mondo, il cioccolato implica, se se ne abusa, anche delle conseguenze negative; è questa l’unica vera ambiguità.

Quello che di certo si sa è che viene consumato in tutto il mondo da uomini, donne, bambini, avendo creato sul suo gusto, così unico, un vero impero economico.

Questo ha, ovviamente, degli impatti anche sugli studi che vengono condotti: molti sono commissionati proprio dai produttori e, quindi, possono subire influenze anche piuttosto importanti nei risultati.

Ciò non toglie che, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione ne abbia attestato gli effetti antiossidanti e di prevenzione delle malattie cardiovascolari e di alcune forme di cancro, o che questo alimento sia in grado di stimolare la produzione di serotonina ed endorfina, arrivando anche ad  inibire l’appetito, a ridurre la sensazione di fatica, a migliorare l’umore e a mantenere il corpo e la mente svegli, aiutando l’attenzione a rimanere viva e incrementando il rendimento mentale; d’altro canto, però, c’è anche chi, come l’Associazione Dietetica e della Nutrizione Britannica, ne afferma il rischio di dipendenza, ne ricorda la pericolosità per l’obesità, cercando di focalizzare sul fatto che si può arrivare a perdere il controllo dei propri impulsi (o addirittura la propria autostima). Infatti, pare che la contemplazione, l’odore ed il sapore del cioccolato addirittura attiverebbero le stesse zone cerebrali coinvolte nelle dipendenze da droga, nel momento in cui i soggetti pensano al consumo.

Un aspetto curioso, se si pensa che anche l’amore, in alcuni soggetti più fragili, può sfociare in dipendenza (affettiva), può provocare inappetenza e cambiare l’umore e alcune funzioni fisiologiche, perlomeno per qualche tempo.

Infatti, per qualche ricercatore, il cioccolato sarebbe addirittura migliore di un farmaco antidepressivo poichè attiva gli stessi meccanismi che sperimenta una persona innamorata; si è persino valutato che i figli di donne che, in gravidanza, avevano assunto cioccolato, erano più attivi e reattivi.

Al rovescio della medaglia, però, c’è chi dice che, quando questo alimento viene consumato per compensare un vuoto emotivo, può soltanto prolungare la sofferenza, creandone altra in caso di abuso, che può portare a scompensi fisiologici e di peso.

Conclusioni

Insomma, il cioccolato aiuta la socialità, l’umore, persino l’amore attraverso l’esperienza del suo gusto e del suo piacere, ma non deve essere inteso come una cura per tutti i mali: in quel caso si rischia soltanto di abusarne, con probabili ripercussioni in negativo per se stessi e per gli altri.

Quindi, la prossima volta che ti sentirai giù di morale, utilizza The Chocolate Power: magari condividendo con i tuoi amici una bella cioccolata calda dimenticherai, per un po’, tutti i tuoi pensieri… ma solo per un po’!